Articolo di Francesco Maggiore su "Il Titolo"

Lunedì 7 novembre, presso il locale Cibus Mazzini di Lecce si è tenuta la presentazione dell’avvincente libro (Città del Sole Edizioni) della poliedrica giurista, storica, internazionalista e criminologa Antonella Colonna Vilasi.
Il giudice Salvatore Cosentino ha presentato il testo con la moderazione del dottor Gianluca Pasca (presidente dell’associazione Kalos Manfredi Pasca), elogiando l’autrice sull’ottima capacità di sintesi di una materia così complessa come l’intelligence, in 120 pagine. Di essa possono essere date diverse definizioni; da una parte può essere ritenuta come un luogo oscuro dove uomini onnipotenti decidono le sorti del mondo.
La segretezza è intesa non come rinuncia ad un controllo della legalità, ma come sua radice, e aldilà della tecnologia, dietro l’intelligence vi è sempre l’uomo, e le sue attività sono finalizzate per la sicurezza dello Stato, esposto sempre di più ad eventi inaspettati. Può essere ritenuta come una casualità che si fa anche ordine, ma è il caos stesso a farla da padrone, proprio perché l’amico di oggi può divenire il nemico di domani, e viceversa.
L’intelligence serve ad organizzare il caos attraverso le osservazioni sistemiche del mondo globalizzato: raccolta dati, formulazione dati e attività di pianificazione. Ci sono il più delle volte i giocatori di contrasto che vanno a vincere le partite, ma spesso non è così, e le loro sconfitte sono dovute ad una scarsità di conoscenza dei fenomeni storici, che si ripetono ciclicamente.
Per molti è il mestiere più antico del mondo, e oggi necessita un rimodernamento in un mondo sempre più interculturale, in cui la multipolarità ha assunto dopo l’11 settembre un ruolo di primissimo piano. L’autrice ha spiegato che l’introduzione del testo ad opera di Pierre Lacoste, direttore della Dsge (i Servizi Esterni Francesi), è dovuta al fatto che sia in Italia che in Francia, molto spesso l’opinione pubblica è più interessata agli scandali politici che alle reali attività di spionaggio.

Il cinema, con pellicole come “Cicero” del 1956, la saga di James Bond etc, hanno contribuito ad una mitizzazione della figura dell’agente segreto, e il più delle volte non è affatto così, anzi , tutto l’opposto,perché segretezza non è sinonimo di avventura, ma di dedizione e sacrifici per lo Stato, qualunque esso sia.
Forse è proprio la prefazione di Stefano Folli ad esplicare chiaramente il concetto dell’autrice (che ha ribadito la diversità del suo testo dagli altri testi di spionaggio infarciti di tecnicismi), ovvero: poche cose al mondo sono mal comprese come i servizi d’intelligence, e poche cose sono più utili nella vita di una società organizzata.

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